Piccola storia di un palloncino di legno
Ero un po' perplesso.
Ma anche felice.
Così mi sono lasciato cullare, tagliare, piallare, appiattire, allungare....già il tavolo su cui mi ero adagiato era in una falegnameria, che stordito, non l'ho detto...
Mi sono ritrovato così, in movimento, da leggero che ero, impalpabile e di vento, ero ricoperto di legno.
All'inizio mi andava stretto. Poi quando sono riuscito a respirare, ad essere legno, mi sono sentito a mio agio e quasi libero come quando ero giovane e pieno di energia.
Ma soprattutto mi è presa una gran voglia di volare.
Di nuovo.
Di nuovo vivo ho pensato.
Sono pronto.
Mi sono ritrovato appoggiato alla porta di un armadio di legno bellissimo, e mi è sembrata la cosa più normale del mondo.
In fondo avevo sempre il mio filo appeso e il volo abbozzato, poteva dare l'idea del movimento.
All'inizio ero un palloncino sfinito, mi ero posato con una certa stanchezza sul primo tavolo che avevo trovato.
Ero davvero stanco, un po' emaciato, avevo perso la voglia di volare.
Volevo solo accoccolarmi, forse appisolarmi, stare un po' lontano dalla calca e dalle grida.
Così mi sono appoggiato, felice di trovare uno spazio solido su cui afflosciarmi.
Mi sentivo solo un piccolo palloncino sgonfiato, sottile, sgraziato.
Devo aver dormito per giorni o forse mesi, abbandonando ogni velleità o rancore.
Avrei dormito ancora se non fossi stato svegliato da rumori e gesti che cercavano di rianimarmi.
Rianimarmi, ridisegnarmi, insufflarmi nuova vita.
Che strano.
E così appeso ad una porta di legno, mi sono ritrovato con altri palloncini a suggerire il volo, il gioco, il sogno della leggerezza e la bellezza di provare a sollevare i piedi da terra.
Semplice.
Leggera, una speranza si è fatta strada. Portare tutti voi che mi state osservando, al di là della superficie ristretta di una porta o di una stanza e salire oltre, molto oltre, dove lo sguardo non può arrivare, laddove nemmeno un palloncino potrebbe osare.













